IL VOLTO DEL MITO: allegorie, riti, simboli, dee
Mostra di Pierpaolo Ramotto a Palazzo Trinci
Fino al 22 novembre è possibile visitare a Palazzo Trinci la mostra di Pierpaolo Ramotto IL VOLTO DEL MITO: allegorie, riti, simboli, dee.
Protagonista assoluta è la figura femminile che, come si evince dal titolo della mostra, viene trasfigurata dall’artista in forma di allegoria, di mito, di simbolo, di divinità.
Ciò che si coglie immediatamente nell’arte di Ramotto è che si tratta di un’arte figurata e mirabili sono l’equilibrio della composizione, l’abilità tecnica, la resa anatomica dei corpi, i giochi di pieni e di vuoti delle figure e delle vesti che, citando l’efficacissima espressione della Dott. Cinzia Chiari (catalogo mostra): “… nascondono e svelano nello stesso tempo la nudità”.
Andando un po’ più in profondità nell’osservazione, comprendiamo però abbastanza chiaramente che il verismo quasi fotografico delle immagini raggiunge al contrario esiti di distacco ed estraneamento assoluti dalla realtà. Benché i volti e i corpi siano quelli di bellissime ragazze di oggi, modelle che potremmo vedere in televisione, che ricalcano gli odierni canoni estetici nelle proporzioni perfette, l’artista riesce a portarli via dal contesto non solo attuale, ma umano e terreno, lasciandoli come sospesi oltre la realtà, ovvio allora che la rappresentazione della donna nel suo insieme non sia fine a se stessa, ma diventi un’eccezionale, potente ed affascinante fonte di mistero, la sola capace di trasmettere attraverso il ritmo del corpo, come sottolinea l’artista stesso nell’intervista rilasciata al Dott Balzarini (catalogo mostra) “… onde musicali di derivazione classica che provengono da molto lontano…” e molto lontano sono persi espressioni e sguardi: profondissimi e verissimi, ma quasi assenti e assorti in un altrove che non ci è dato conoscere ma solo percepire come universo ancestrale celato nell’animo umano, popolato di creature affascinanti e spaventose: Naidi, Deianira ero, Nereidi, Lede, Danae, Veneri, Gorgoni…
Leggendo la biografia dell’artista troviamo conferma di ciò che già la sua opera ci dice: la formazione all’Istituto d’arte e poi all’Accademia di Perugia, il nonno filosofo, i viaggi ed i continui spostamenti, la costante ricerca e formazione, comune ad ogni artista, che lo porta a confrontarsi con maestri e colleghi; molto attratto dal mondo classico e mitologico, da materiali ormai poco usati come la lamina d’oro, Ramotto abbraccia però anche settori totalmente nuovi e moderni:il design industriale e il mondo multimediale, nonché la fotografia: disegna e progetta arredamento, realizza marchi-logo, campagne pubblicitarie e book fotografici per donne del mondo dello spettacolo. Trovo che la sua arte sia proprio la sintesi eccezionale di esperienze così poliedriche, vissute e poi rielaborate in modo del tutto personale ma con un’autentica, profonda e indiscutibile cultura e professionalità.
Come spiega la Dott. Cinzia Chiari (catalogo mostra), è come se l’ arte di Ramotto: “… seguisse una storia che non segue l’evoluzione dei grandi movimenti artistici, ma è più attenta a riconsiderare e ricollocare i fenomeni espressivi del corpo e della mente nell’ambito di un contesto espressivo solo a lui noto, manifestato quasi esclusivamente attraverso il suo interesse per la figura femminile”.
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