Apriamo i centri storici all’arte contemporanea
Svolgendo la professione di guida turistica in Umbria, mi capita ogni tanto di ascoltare commenti negativi da parte dei turisti a proposito delle poche e rare opere di arte contemporanea poste nei centri storici: a Spoleto, ad Assisi, ma anche nella mia amatissima Foligno dove, accanto ai visitatori, alcuni degli stessi concittadini non sono estranei a simili osservazioni.
A Foligno infatti abbiamo, ad esempio, due opere di Ivan Theimer, inoltre da un paio di anni, lungo il corrimano della scala di Palazzo Trinci, c’è la scultura “Embrione”, di Angelo Cucciarelli, che nel 2007 espose le proprie opere sia nel cortile che all’interno del Palazzo in occasione di una bellissima mostra. Beh, ultimamente ho discusso con varie persone contrarie all’inserimento di questi lavori nel contesto “antico” della città.
Consapevole che “de gustibus non disputandum est”, che ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere i propri giudizi e che gli stessi non sono legati, secondo me, al livello culturale posseduto, sento spesso il bisogno di dire la mia in proposito, per dare un secondo punto di vista, una prospettiva diversa.
Oggi la gente non è abituata a vedere opere d’arte contemporanea, soprattutto nei centri storici delle città; proprio per questo, secondo me, ammirare lavori come “Embrione” in un luogo pubblico e di passaggio quale è il cortile del Trinci, rappresenta una grande opportunità, l’opportunità di imparare a guardare, ad esercitare i propri occhi e il proprio spirito di osservazione più autentico… è molto triste che l’arte di oggi (a parte rari e spesso vani casi) sia confinata in un universo di “addetti ai lavori”, di esperti che spesso parlano una lingua tutta loro, sconosciuta ai più. In passato non era così (si pensi alla grande stagione del Rinascimento).
L’esistenza di questi due mondi paralleli incapaci di comunicare senza applicare etichette ed indignarsi, persisterà fino a quando non elimineremo dal nostro sguardo tutta quella serie di “concetti a senso unico” che si sono accumulati nei secoli fra i nostri occhi e ciò che vediamo, innalzando così un muro – specchio che ci illude di osservare, ma che in realtà riflette nelle cose ciò che noi siamo capaci e sappiamo vederci.
Nessuno ci ha insegnato ad aprire gli occhi all’arte contemporanea. Se le persone che oggi “criticano” , fin da bambini, passeggiando in città, avessero visto vicino al Duomo, ai palazzi del centro storico, al parco, sculture o istallazioni di arte contemporanea, se nessuno li avesse stimolati a dare un nome agli scarabocchi che lasciavano sui primi quadernini, riagganciandoli arbitrariamente e solo al mondo della realtà, probabilmente oggi non saremmo qui a discuterne.
Davanti ad opere come “Embrione”, per una volta, cerchiamo di non pensare, ma solo di guardare veramente, senza voler per forza dare giudizi, cerchiamo di essere disponibili e non ostili, deponiamo le armi con sincera curiosità e un pizzico di benevolenza.
Lo scorso anno l’artista americana Beverly Pepper ha voluto donare ad Assisi una sua scultura, ora collocata davanti alla chiesa di San Pietro. Andiamo a vederla. Dobbiamo esultare se gli artisti ci offrono i loro lavori invece di nasconderli in gallerie d’arte e mostre personali dove mai e poi mai ci sogneremmo di entrare.
Non è giusto privare i nostri occhi e il nostro spirito del piacere di un’altra arte, l’arte di oggi, che, soprattutto accanto a quella di ieri, ha ancora tanto da dare. E’ ovvio che sia diversa, che sia cambiata nel corso dei secoli, ma se non entrerà nei nostri centri storici cosa lasceremo noi ai posteri?
Angelo Cucciarelli, in occasione della sua mostra al Trinci, mi parlò proprio dell’importanza di questa ambientazione per le sue opere , proprio in quanto luogo estremamente caratterizzato, connotato, con una sua storia ed una sua arte. Rispetto a semplici locali moderni con pareti bianche o nere, il bello di questa collocazione è dato dal dialogo e dal rapporto che si viene a creare tra opera ed ambiente artistico che la ospita. Lo scultore distingueva poi il valore delle creazioni in sé stesse da quello dell’esposizione, che è il risultato di tale relazione spaziale.
In tutta Italia la vita quotidiana si svolge inevitabilmente e fortunatamente, in edifici, strade, contesti urbanistici in cui coesistono, quasi sempre felicemente, Medioevo, Rinascimento, Barocco… che in virtù di tale vicinanza possono esprimere al massimo le proprie peculiarità e rivivere grazie allo scorrere del tempo che ciascuno stile manifesta… fortunatamente l’essere umano continua a creare, a produrre opere d’arte.
Se non aggiungiamo l’arte contemporanea, se la ghettizziamo come se fosse affetta da un morbo contagioso, ci troveremmo ad abitare città – cimiteri, dove si ricordano solo le glorie dell’arte antica.
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Penso che questo articolo sia un forte stimolo alla riflessione sul presente e sull’arte contemporanea..Brava Sandra!