L’arte di dipingere sulla pelle: Katia Frau si racconta
La pittura, una delle massime espressioni d’arte visiva che l’uomo è stato in grado di esprimere nel corso dei secoli. Ogni epoca ha il proprio stile artistico che contraddistingue usi e costumi di quel determinato periodo. Sin dall’era della pietra e dei graffiti sulle grotte fino ai più moderni pittori contemporanei il mondo è stato immaginato, dipinto ed impresso su tela. Così è anche per il tatuaggio. Diffidiamo dall’idea che il tatuaggio è l’espressione artistica di quest’epoca: in questo assioma di vero c’è solo la parola arte… perché il tatuaggio è si una forma d’espressione molto usata oggi ma come lo era nel passato: il tatuaggio difatti è stato impiegato presso moltissime culture, sia antiche che contemporanee, accompagnando l’uomo per gran parte della sua esistenza; a seconda degli ambiti ha potuto rappresentare sia una sorta di carta d’identità dell’individuo, che un rito di passaggio all’età adulta. Per parlare di ciò e tanto altro ci siamo rivolti ad un’artista locale del tattoo: Katia Frau.
ALESSIO VISSANI: Partiamo dal principio, anni e formazione culturale (scuole e diplomi, sia scuole dell’obbligo che scuole di tatuaggi)
KATIA FRAU: Mi sono diplomata nel 1998 come stilista di moda all’istituto professionale, l’anno seguente ho frequentato un corso privato a Roma e dopo un anno di sacrifici quando mi è stato approvato il permesso igienico sanitario ho aperto il mio studio tattoo.
V: Katia, quando hai cominciato ad interessarti a questa forma d’arte?
F: Sono sempre stata affascinata da questo mondo sin da adolescente, la prima volta che vidi un tatuaggio mi trovavo a Riccione passò una ragazza con un dragone giapponese tatuato sulla parte laterale della schiena e io rimasi incantata e non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso era più forte di me, sentì una sensazione inspiegabile, cominciai così a comprarmi riviste tattoo quasi in modo maniacale e lo faccio ancora oggi.
V: Cosa facevi prima di diventare tatuatrice?
F: Avrei desiderato frequentare l’istituto d’arte ma a volte non è tutto possibile nella vita! Comunque appena diplomata il corso che frequentavo a Roma, che non mi impegnava tutti i giorni, cominciai a lavorare presso una ditta di ceramiche e successivamente in una stireria ero disposta a tutto ma dovevo mettere da parte tutti i miei risparmi per iniziare la mia attività.
V: Parlami del tuo stile e delle tue influenze artistiche….
F: Il mio lavoro è per me una grande passione, mi piace soprattutto lo stile orientale dalla linea semplice e pulita, soggetti realistici, come ritratti di persone e animali; fino a qualche anno fa preferivo lavorare in bianco e nero, non avevo una grande esperienza con il colore poi il fratello del mio ex ragazzo, anche lui tatuatore, mi mostrò i suoi lavori…. incise molto sulla mia conoscenza artistica e iniziai a sperimentare il colore, appresi tanto da entrambi e c’era un continuo scambio di idee, fu un periodo bellissimo della mia vita.
V: Qual è stata l’esperienza più appagante della tua professione?
F: Con loro sono stata in Ungheria presso lo studio di un noto e bravissimo tatuatore e in diverse tattoo conventions è stata l’esperienza più appagante della mia professione e non solo.
V: Andiamo per assurdo…. a chi vorresti fare un tatuaggio e da chi ti faresti tatuare?
F: Per assurdo il tatuaggio più emozionante lo farò a mia figlia quando sarà grande ovviamente, un giorno certo me lo chiederà, uno dei miei sogni più grandi è che anche lei intraprenda quest’arte e chi meglio della mamma per fare da cavia, sarà il tattoo più vero che ho.
V: Pregi e difetti della professione del tatuatore?
F: Io penso che in questo lavoro conti tanto la bravura quanto l’igiene e serietà esercitare in questo modo è sicuramente un pregio, purtroppo tante persone e sempre più oggi si comprano la macchinetta e il minino indispensabile per eseguire un tatuaggio in luoghi non idonei senza preoccuparsi del lato igienico e dei lunghi processi di sterilizzazione che sono di primaria importanza per la sicurezza e la salute del cliente.
V: Qual è stata la più grande difficoltà che hai dovuto affrontare per diventare tatuatrice?
F: Ogni qualvolta prendo una decisione è impossibile fermarmi e in questo mio cammino i miei genitori sono stati l’ostacolo più grande, quando ho iniziato a farmi tatuaggi loro non hanno approvato e con la paura che mi sarei riempita diciamo che non mi hanno proprio appoggiato, per fortuna con il tempo le cose sono cambiate…. certo ci sono voluti dieci anni.
V: Cosa diresti a chi vuole farsi il suo primo tatuaggio?
F: Cerco di chiarire prima di tutto i dubbi per quanto riguarda il procedimento invito sempre a riflettere sul fatto che un tatuaggio è permanente e in quanto tale mutamento del corpo non va fatto con leggerezza.
V: Ogni qualvolta fai un tatuaggio pensi mai (magari non nel momento preciso dell’esecuzione) che un tuo disegno rimarrà a vita sulla pelle di una persona?
F: Si, ogni volta che lo eseguo ci penso, per questo mi impegno a dare il meglio ho un’importante responsabilità e sono contenta per la fiducia che mi viene data.
V: Il tatuaggio, nell’antichità era un segno di riconoscimento (come per gli antichi Maya) ed un segno nobile…. per un tatuatore che crede nel valore del tattoo, quanto è fastidioso e se è fastidioso il fatto che oggi sia un puro fenomeno di massa? (Il tattoo con la sua storia, tradizione, stile, vedere che ce l’hanno “tronisti” e che il pubblico magari segue loro come modelli da imitare a me personalmente da un po fastidio…. pensiero mio personale)
F: Questo è un tasto dolente, personalmente odio quelle persone che decidono di riprodursi tattoo di personaggi famosi, in questo caso non esiste una storia e non si da il giusto valore al tatuaggio diviene fenomeno di massa, sono lavori che non mi gratificano.
V: Ogni tatuatore ha una precisa etica…. ti sei mai rifiutata di tatuare qualche simbolo o segno che non rientrava nella tua etica?
F: Si mi sono rifiutata, la svastica ad esempio intesa come simbologia politica, anche frasi ingiuriose e di cattivo gusto.
V: Quali sono diciamo i disegni che preferisci? Ritratti? Forme geometriche?
F: Come dicevo prima preferisco i ritratti lo stile orientale e il fantasy, ovviamente quelli che più mi intrigano sono quelli che creo io, i tribali e i maori non sono proprio il mio genere da noi non hanno lo stesso significato dei luoghi in cui nascono, per un samoano ad esempio è una specie di carta d’identità, per noi occidentali sono per lo più disegni decorativi.
V: Quando tatui solitamente ti interessi piu o meno al significato di ciò che andrai a disegnare?
F: Certo che mi interesso, quasi sempre sono io a chiedere il significato anche se è personale durante il tatuaggio diventa un modo per instaurare dialogo, mi piace ascoltare e condividere le mie idee.
V: Grazie per la disponibilità Katia e complimenti per i tuoi lavori.
F: Un saluto a tutti voi, complimenti per l’iniziativa di questo nuovo sito e good work da Katia Frau!!!
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